La Crisi. L’europa dei Popoli e l’Europa dell’Eternit!

Dopo poco più di 100 giorni dall’insediamento nel nuovo governo Monti, i risultati non sembrano positivi. Dal Pil in caduta libera alla crescita della disoccupazione, tra gli italiani serpeggia sempre più la disperazione. Il governo che doveva porre rimedio ai danni derivati da un trentennio di malgoverno, dando valide rassicurazioni all’Unione Europea,appare ben lontano dal poter dire conclusa tale missione. Mario Monti ha imposto cure da cavallo a una cavalla, l’Italia, denutrita e dopata,obbligandola a una dieta sempre più rigida che non porterà alla sua guarigione.La cura suggerita dall’UE ha come unico obbiettivo soddisfare le richieste del binomio franco–tedesco e delle istituzioni finanziarie. Al netto della situazione, a queste nazioni poco importa chi è sulla tolda di comando di una nave in balia di onde sempre più alte e minacciose. Il malessere aumenta, le prime avvisaglie si sono viste nella Patria di Omero, dove il Popolo affamato inizia a sollevare la testa, contestando i sacrifici richiesti. Richieste eccessive, incentrate solo sulla rigidità dei numeri imposti da banchieri e governanti. I Popoli non sono altro che la sommatoria di numeri e ciò che conta sono i dati economici e i risultati di gestione, nient’altro. In questa concezione è racchiuso il futuro fallimento dell’idea europea. I Popoli iniziano a vedere l’Europa con estrema diffidenza, guardando quasi con odio le sue Istituzioni. Il vecchio continente è visto come un nemico, un fatto normale vista la volontà di costruire non un’Europa dei Popoli ma delle Banche e della Finanza, di squali pronti a sbranare chiunque possa ostacolare il sogno della sovranità finanziaria. Siamo di fronte al fallimento della Politica, oggi di basso profilo, che non ha saputo porsi come giudice ed arbitro sovrano dei mercati, succube dei potentati economici e che si piega a tutti i loro voleri.E’ questo che vogliamo? E’ questo il compito assegnato ai Monti, ai Papademos,alle Merkel e ai Sarkozy di turno? Tornando all’italico suolo e al triste periodo che attraversano i suoi abitanti, in bilico tra Celentano e le sortite-spettacolo di Befera e soci, non resta molto da dire se non rivolgere un pietoso invito a correggere la rotta. Forse siamo ancora in tempo. Si può uscire da questo stato di crisi riportando equilibrio in un sistema troppo instabile, tornando all’economia reale e lasciando inascoltati i richiami delle sirene finanziarie e bancarie. Le banche hanno un ruolo centrale per superare questo pessimo periodo, lo stesso Governatore della Banca d’Italia ha rivolto loro l’invito a riversare nel tessuto economico quel fiume di denaro a basso costo prestato loro dalla Bce. Capitali necessari per sostenere le imprese, in forte crisi di liquidità, oltre a far ripartire l’economia puntando alla crescita del Pil, unico via per creare lavoro e garantire maggiori entrate allo Stato, scongiurando così conseguenze nefaste. Restando in recessione, il leviatano italico sentirà sempre piu’ i morsi della fame: accecato da essa potrebbe compiere passi falsi, fare scelte deleterie e insulse causando ancor di piu’ malcontento e rabbia. Scelte che, ovviamente, verrebbero giustificate con il solito richiamo all’Europa e alla necessita di doverle fornire delle risposte. Già, l’Europa: un coperchio buono per ogni pentola che assomiglia sempre piu’ all’eternit, elemento pericoloso che arricchisce pochi, uccidendo i piu’ lentamente e in maniera subdola. Prima o poi i nodi vengono al pettine esi viene chiamati a rispondere delle scelte fatte e del male causato. Così, tra20 anni, forse, l’Europa tutta potrebbe essere chiamata a rispondere dei danni causati dai suoi intransigenti europeisti, in complicità con i loro sodali.Chissà se lo scorrere del tempo, almeno in questo caso, sarà galantuomo.

da Sardegna Quotidiano del 24 Febbraio 2012

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~ di Entronellantro su 15 settembre 2012.

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