Alle urne – Gli outsider in campagna elettorale

Oggi su “Sardegna Quotidiano” è stato pubblicato un testo a mia firma inerente la prossima tornata elettorale. Per esigenze redazionali, purtroppo, è stato pubblicato un estratto del testo; a seguire vi propongo il testo integrale

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La campagna elettorale appena conclusa non è stata parca di colpi di scena clamorosi. Si pensava che tutto si fosse esaurito con la proposta shock del Cavaliere, restituire l’Imu, e con il relativo dibattito su di essa incentrato. Invece, a sorpresa, sono arrivate le promesse di abolizione dei ticket sanitari da parte dell’uomo di Bettole e i risvolti bomba sul leader di Fare, Oscar Giannino.

Il barbuto giornalista e economista, che aveva in mente di dare un contributo per cambiare la società e la politica italiana, esaltando meriti e competenze, è caduto vittima della sua vanità e di una vita costruita sulla menzogna. Voleva “fermare il declino” ma ha sancito il “suo” declino, tristemente e stupidamente, portando scompiglio in coloro che avevano visto nell’idea da lui lanciata la possibilità di dare vita a un centrodestra diverso e veramente liberale. Il via all’operazione di smascheramento l’ha operata l’ex amico Zingales, con le affermazioni in merito a un master all’università di Chicago, dove insegna lo stesso Zingales, mai conseguito da Giannino. Sembrava un peccato veniale, ma con il passare delle ore le menzogne di una vita si sono palesate.

Si è scoperto che il bravo e stimato economista non è in possesso di alcuna laurea e che le sue conoscenze in campo economico sono il frutto di anni di studio da autodidatta. Tanto di cappello al “selfmade-economist man”, ma biasimo e gogna per il bugiardo e fantasioso Giannino. Fantasioso sino all’eccesso tanto da millantare anche una partecipazione allo Zecchino d’oro, prontamente smentita dal mago Zurlì. E questo è quello che si sa: un domani, magari, salterà fuori una partita a scopone con Pertini e Bearzot al ritorno dei mondiali di Spagna.

Una vita per costruire una carriera di grande rilievo, poche ore per distruggere il castello di menzogne e il sogno che stava facendo vivere ai tanti che, pur riconoscendosi nell’area liberale, non si riconoscevano più, anche per le tante delusioni patite, nell’attuale coalizione di centrodestra. Quanto fatto dall’ex leader di Fare si può comprendere dal punto di vista umano e studiare dal punto di vista psicologico: viene però difficile far finta che niente sia accaduto. Giannino si rivela essere artefice della nascita e della probabile morte della sua creatura. Un vero peccato, non un eccesso di superficialità ma un omicidio, sicuramente, preterintenzionale. E’ vero che bisogna superare i personalismi in politica, i partiti unipersonali, puntare alle idee condivise e alle aggregazioni per perseguire gli stessi obiettivi. Sarà dura, almeno all’inizio, sostenere un’idea che nasceva per fermare le sorti di una società in declino, sventolando le bandiere del merito e della trasparenza.

Non so quanto Giannino abbia utilizzato i titoli della discordia, se gli siano stati utili per la sua carriera ma certamente rimane più di un dubbio e un evidente alto grado di sprovvedutezza, in quanto chi decide di esporsi non può permettersi un armadio colmo di scheletri.

Il sistema, se non si sta attenti e non ci si veste con un abito candido (candidatus, colui che veste l’abito bianco candido) non ti perdona e va alla ricerca delle eventuali macchie. Il sistema lavora per ampliarne l’alone e presentarti per il più sudicio dei sudici, al fine di fare fuori un pericoloso concorrente, il pazzo di turno che cerca di cambiare la politica e ridare dignità al Paese e alla stessa politica. Così è successo per Giannino e potrebbe succedere per chiunque osa uscire dagli schemi e pensare che sia possibile una politica diversa.

Il primo pazzo è stato fatto fuori, ne restano altri due: Grillo e Ingroia. Entrambi scomodi, il primo una spina nel fianco di tanti e il secondo, soprattutto, per l’ala sinistra dello schieramento Bersaniano. Del primo non si perde occasione per ricordare lo spiacevole incidente automobilistico di cui fu protagonista, costato la vita a quattro persone. Dell’ex Guatemalteco ancora non emerge niente di particolare, ma del resto riesce a farsi del male da solo con le sue sparate da inquisitore.

Insomma, questa campagna elettorale non ha lesinato sorprese, più o meno spiacevoli, e, purtroppo, potrebbe non essere ancora finita. Vinceranno le idee, i tentativi di ribaltare un tavolo apparecchiato da troppo tempo per i soliti noti o, anche questa volta, la vittoria arriderà al vecchio che avanza? Vinceranno i tentativi di introdurre trasparenza, merito ed equità, o la smania persecutoria di chi odia la libertà e cerca di ostacolarla in tutti i modi?

Lunedì sera avremo le prime risposte, ma non sarà certamente il momento di stilare una graduatoria definitiva.

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~ di Entronellantro su 24 febbraio 2013.

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